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Socrates - Sport Popolare

PROGETTO SOCRATES - SPORT POPOLARE BORGATA ALESSANDRINA

I semi dello sport popolare nati da tante esperienze romane ed italiane sono germogliati nella borgata Alessandrina grazie alla nascita del progetto Socrates. Pensato e realizzata nell’ambito del Fusolab 2.0, Socrates vuole promuovere lo sport inteso come diritto di cittadinanza e come diritto al benessere e alla salute rendendolo accessibile a tutte le età e a tutte le classi sociali.
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PRINCIPI E VALORI: partecipazione - accessibilità - coesione sociale- cultura sportiva - salute

Il progetto Socrates mira a costruire un’alternativa ai luoghi tradizionali dove si pratica attività sportiva, svincolando l’attività ludico-motoria dalle logiche di mero profitto e allontanandosi dall’immaginario del moderno fitness dedito al culto dell’immagine. Uno spazio che può essere vissuto come un bene comune messo al servizio della comunità, uno spazio di coesione ed inclusione sociale che favorisca uno sviluppo di un senso comunitario di appartenenza senza perdere di vista lo sviluppo psico-fisico individuale, uno spazio di socialità e integrazione, dove strutture e attrezzature di qualità si coniugano agli aspetti educativi dello sport che sono imprescindibili nel percorso di crescita di allievi ed allieve di tutte le età.

manifesto PERCHE' SOCRATES?

Il nome Socrates sottende altri due principi cardine alla base delle attività della palestra: la partecipazione e l’autogestione. Il calciatore e intellettuale Sócrates (Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira) era nato a Belém (Brasile, Stato del Pará) il 19 febbraio 1954. È uscito dal campo il 4 dicembre 2011 a São Paulo, mentre il suo Corinthians diventava campione del Brasile per la quinta volta. Tutti lo ricordano per la grande eleganza della sua azione, per l’ottima visione di gioco, per le invenzioni e i suoi colpi di tacco, noi vogliamo ricordarlo per il suo impegno politico e culturale nello sport e nella vita di tutti i giorni.

Egli si rese protagonista di un fenomeno praticamente unico nel suo genere: l’autogestione del Corinthians, squadra della città di San Paolo, Brasile. Sòcrates, avendo colto il forte malcontento dello spogliatoio ed essendo capitano, decise che si sarebbero autogestiti democraticamente. Per questo nelle stagioni 1982-83 e 1983-84 ogni decisione, dalla formazione agli allenamenti, dagli schemi ai ruoli, venne presa in totale democrazia per alzata di mano, dove il voto di anche il peggior calciatore valeva come quello del più alto dirigente o del più esperto membro dello staff tecnico.

Il Corinthians vinse, sotto il primo anno di autogestione, il Campionato Paulista, rendendosi più visibile e rendendo noto a tutti il miracolo che aveva compiuto autogestendosi. La Democracia non operava solo all’interno del Corinthians, diventò attivismo e azione politica in una nazione ancora oppressa da una dura dittatura militare. La Democracia Corinthiana va quindi considerata storicamente non solo come un’innovativa modalità di gestione di una squadra di calcio, ma come un vero e proprio slancio alla presa di coscienza del popolo, presentandogli un sistema alternativo dove non ci sono capi o dittatori, ma ognuno conta come un altro e ognuno è libero di esprimere la propria idea e il proprio pensiero.

Socrates incarna quindi la nostra idea di sportivo-cittadino dove attività agonistiche, impegno civile, cultura e partecipazione si fondono in quello che è in nuce la vera essenza dello sport popolare: sport per tutti e di tutti! La palestra adotterà un processo decisionale il più possibile orizzontale e condiviso garantendo una collettiva assunzione di responsabilità verso il percorso intrapreso.




I CORSI: benessere olistico e salute , fitness metabolico, danza, arti marziali


Il progetto Socrates nasce in collaborazione con la palestra metabolica Palmeta e l’associazione Danzi-amo, ampliando l’offerta di corsi di attività motorie dell’associazione Fusolab e coinvolgendo istruttori e formatori già coinvolti in altre esperienze di sport popolare. Una parte dei corsi proposti inquadrano lo sport in una dimensione orientata al benessere e alla salute con un approccio olistico all’attività motoria; in questo settore si possono annoverare corsi di Yoga, Fitness metabolico, attrezzistica aerobica e anaerobica, ginnastica posturale, Pilates, Zumba. Un secondo settore riguarda l’incontro tra sport, arte e cultura con il settore della danza con i corsi per adulti di Tango, Swing, Flamenco, Contemporanea, Salsa e corsi per bambini di Gioco Danza, Classica, Contemporanea, hip-hop, break e street dance, parkour e giocoleria. Altra direttrice della palestra è quella delle arti marziali con i corsi di Capoeira, Kung-Fu e Difesa Personale.
L’offerta di corsi si rivolge ad un target etereogeneo con predilezione per le attività orientate alla crescità e all’educazione delle nuove generazioni senza però trascurare l’utenza adulta e gli anziani.

GLI SPAZI E LE ATTREZZATURE

La palestra si trova nel quartiere Alessandrino in Viale della Bella Villa 94 all’interno del Fusolab 2.0. La palestra si trova a 200m dalla fermata della metro C Alessandrino ed è possibile raggiungerla con i mezzi pubblici in maniera agevole. Grazie ad un accordo siglato con la Coop è possibile parcheggiare nel limitrofo parcheggio multipiano del centro commerciale, sono presenti rastrelliere per chi viene in bicicletta.
Le palestra è formata da 4 sale dislocate su 2 piani (Sala Aerobica 35mq, Sala Corsi 50mq,Sala attrezzi 35mq, Sala Danza 127mq) più uno spogliatorio al piano -1 di 70mq.

IL QUARTIERE: ALESSANDRINO

Ci piace definirlo ancora Borgata Alessandrina, lungi dalla connotazione deteriore data al termine, vediamo in questa denominazione un fattore positivo che riconduce ad un concetto di comunità, di solidarietà e di coesione come lo sono state le borgate soprattutto nelle lotte per l’ottenimento di servizi e diritti. Il tipo di urbanistica e architettura (palazzi bassi con una densità abbastanza bassa e una grande area verde che è il Parco Alessandrino) riporta ad una dimensione di “paese” dove le persone si conoscono, si salutano, scambiano esperienze storie. Rimane tuttavia un’area frammentata dove si sente la mancanza di un’identità comune forte e di solidarietà reciproca (proprio due fattori che caratterizzavano fortemente le borgate romane pur nella povertà e nei problemi esistenti) e di luoghi di socializzazione e cultura.
Con un indice di vecchiaia più basso di tante zone di Roma (116 contro un valore medio della città di 148) la più alta percentuale di abitanti del quartiere e proprio quella compresa tra i 20 e i 24 anni. L’Alessandrino ne ha fatti di passi avanti dagli anni delle borgate risultando a tutti gli effetti un quartiere con le sue problematiche ma anche con ulteriori possibilità di rilancio e di crescita che possa definitivamente scrollarsi di dosso il passato di emarginazione sociale ancora presente nella memoria collettiva.

Alessandrino è il ventitreesimo quartiere di Roma, indicato con Q. XXIII.
Prende il nome dall'acquedotto Alessandrino opera dell'Imperatore Alessandro Severo (222 - 235 d.C.). Si trova nell'area est della città. Il quartiere confina: a nord con la zona Z. VIII Tor Sapienza, a est con la zona Z. XII Torre Spaccata, a sud con il quartiere Q. XXIV Don Bosco, a ovest con il quartiere Q. XIX Prenestino Centocelle. Il Quartiere Alessandrino di Roma si estende su un'area compresa tra la via Prenestina a nord e la via Casilina a sud, situata esternamente alle mura della città. Un territorio, quello del suburbio est, ricco di storia che nasce con gli insediamenti del Paleolitico e prosegue fino ai nostri giorni, quando le tradizionali attività agrarie hanno lasciato il posto a un'intensa opera di urbanizzazione, con quartieri molto popolati alternati ad aree verdi o non ancora edificate. 
Tra i molti reperti archeologici che risalgono fino al VI sec. a.C. (la cisterna romana del Parco Alessandrino, i fondi rurali, le ville romane, le catacombe lungo via Casilina o le torri medievali), la sopravvivenza storico archeologica più significativa e visibile è rappresentata indubbiamente dall'acquedotto romano, da cui prende il nome il quartiere stesso: l'Acquedotto Alessandrino (Aqua Alexandrina). Ultimo in ordine di tempo ad essere edificato nell'epoca romana, l'acquedotto fu costruito dall'imperatore Alessandro Severo alla fine del suo regno (222-235 d.C.) per rifornire d'acqua le terme del Campo Marzio. L'acquedotto, all'epoca, trasportava l'acqua dal pantano Borghese, a Sud della via Prenestina e dell'antica Gabi, e attraversava la valle dell'Aniene e le prime dorsali dei Colli Albani. La struttura fu utilizzata anche in epoca medioevale (unico acquedotto romano in uso a quel tempo insieme all'Acquedotto Vergine) grazie a una sequenza di torri di guardia che ne proteggevano il funzionamento (come ad es. Tor Tre Teste, Torre Centocelle e la Torre di via degli Olmi). Durante la guerra, infine, e dagli anni '50 in poi, le sue arcate furono utilizzate dai senzatetto per ricavarne baracche e alloggi precari, poi smantellati negli anni '70 per provvedere a un esteso intervento di restauro da parte delle Sovrintendenza Comunale Beni Culturali. 

Per assistere a un significativo e definitivo mutamento di tutta l'area bisogna attendere il 1921 con la creazione del primo nucleo edilizio di Centocelle, unica borgata a Roma antecedente il fascismo. Un'ulteriore espansione urbanistica avvenne in seguito alle demolizioni e allo spostamento nelle borgate degli abitanti del centro storico (1924- 1940) e, in particolare, nel 1935 con il rilascio di licenze edilizie (19 Nuclei Edilizi a Roma) per costruzioni fuori del Piano Regolatore in borgate e frazioni del suburbio e dell'Agro Romano. Venne così edificata l'area dell'attuale Quartiere Alessandrino in origine priva di servizi (acqua, fogne, luce) e di collegamenti con la città. Durante l'occupazione tedesca di Roma, fu protagonista della Resistenza romana grazie alla banda del Gobbo del Quarticciolo che controllava il quartiere, rendendolo un nido di vespe per i tedeschi, alla stregua di Centocelle, Tor Pignattara, Quadraro e la borgata Gordiani.
Nel secondo dopoguerra, poi, le vie Prenestina e Casilina costituirono gli assi principali dell'espansione popolare verso est fino al Piano Regolatore del 1962 che legalizzò sia i Nuclei Edilizi del 1935 sia gli altri sorti successivamente, in tutto o in parte formati da edilizia abusiva consolidata. Una prima importante opera di riqualificazione dell'area risale al 1975 con il Piano di emergenza per la realizzazione di infrastrutture e la demolizione di numerosi borghetti abusivi ai cui abitanti vennero assegnati alloggi di edilizia economica e popolare nei nuovi Piani di zona a Roma. 

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