Beni Comuni

Beni Comuni (3)

Sabato, 19 Febbraio 2011 17:08

Nasce Puzzle - Welfare in progress

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Nasce puzzle!

Welfare in Progress

19 / 2 / 2011

 

Le mobilitazioni che ci hanno visto protagonisti nell'autunno 2010 non si sono limitate a contestare la legge Gelmini. Le assemblee, i cortei, le manifestazioni, gli scioperi, le occupazioni delle università, delle stazioni, degli aeroporti, delle autostrade e dei simboli della cultura hanno denunciato l'eterna condizione di precarietà delle nuove generazioni, e non solo, e la volontà di iniziare a decidere sul proprio presente e sul proprio futuro, al di fuori di quelle cosiddette rappresentanze “democratiche” così lontane dai problemi reali di questo Paese.

Il precario oggi è uno dei dispositivi di controllo e sfruttamento per salvare un mercato imploso su se stesso e di fatto incapace di trovare una via d'uscita dalla crisi.

Sono precari gli studenti, che pagano affitti esorbitanti con lavori part-time e in nero, a cui viene persino negato uno dei diritti fondamentali, il diritto allo studio. Sono precari i migranti, che non hanno più nemmeno la speranza di potersi costruire un'esistenza migliore. Sono precari gli operai, che sono costretti a dover rinunciare a quei diritti che negli anni avevano faticosamente conquistato per poter rimettere in moto una macchina che è ormai al collasso.

Siamo tutte e tutti precari/e, di fronte ad un sistema che, per garantirsi la sopravvivenza, ha saccheggiato e depredato ogni aspetto della vita e dell'ambiente che ci circonda, e che ora non è più in grado di autoreplicarsi.

Nelle manifestazioni dello scorso autunno, specialmente quelle del 14 e del 22 Dicembre, abbiamo visto una generazione che non si riconosce più in una governance, che ha la pretesa di voler rappresentare una società sempre più distante dal sistema partitico e di potere. In tutto il mondo vediamo, in primis dalle rivolte euromediterranee, che a partire dai giovani, non è più possibile continuare a subire, ma è necessario organizzarsi per abbattere chi la crisi l'ha creata e orchestrata, riprendendosi tutto.

Immaginare un’altra università significa fare i conti con un sistema che trasforma il sapere in uno strumento utile solamente alla produzione. Significa fare i conti con delle politiche, sociali ed economiche, che si fondano sul parassitismo assoluto delle nostre intelligenze, dei nostri diritti, della nostra libertà. Non è più possibile opporsi solamente al presente, è arrivato il momento di costruircelo, di immaginarsi un'alternativa dal basso che affronti le complessità e si riprenda ciò che ci sta venendo tolto, pezzo per pezzo.

In questo contesto nasce Puzzle: l'ambizione di costruire, all'interno delle lotte globali contro il sistema, un'alternativa locale, uno spazio di servizi autogestiti, all’interno del quale cominciare a sperimentare in concreto un nuovo tipo di società. Oggi, studenti dell'università e precari della metropoli insieme iniziano la costruzione di una cospirazione comune, di una maglia intrecciata che solamente nella sua ricomposizione è in grado di far presagire la fotografia complessiva. Un tentativo di dare risposta a quell'emergenza abitativa fantasma che colpisce migliaia di giovani, fuorisede e non, condannati ad abitare con mamma e papà sino a 40 anni, piuttosto che ad essere soggiogati ad affitti da strozzinaggio o a case dello studente-carceri che, tra l'altro, vengono chiuse.

Per questo nasce oggi dentro Puzzle uno studentato. L'inizio di una vertenza e della segnalazione, dal basso, di un'emergenza che in questa città viene tenuta nascosta e che soltanto a partire dai nostri corpi e bisogni possiamo affrontare e risolvere, insieme.

 Ogni realtà, ogni progetto che vive dentro questo spazio occupato è un frammento, un tassello determinante nella sua unicità – non sommatoria di debolezze, o somma sterile di progetti diversi tra loro, ma espressione costituente del tumulto e delle rivolte esplose questo autunno: la voglia di non dover più pagare la crisi al prezzo dei diritti, ma inizio della creazione di una nuova democrazia possibile, costruzione di autogoverno del territorio, delle viteE’ questo il comune politico che lega le diverse esperienze. E’ questa l’immagine che Puzzle ci mostra. Il progetto di un arrembaggio alla Metropoli dei poteri forti con la sottrazione di un pezzo di città alla speculazione e all'abbandono a cui Alemanno ci ha abituato e che oggi vorrebbe consacrare sull'altare dei finti Stati Generali di Roma.

L'onda d'urto del grido di rabbia di piazza del Popolo oggi si infrange in via Monte Meta, restituendo a noi tutti un pezzo di felicità. 

Formazione – Cultura – Casa – Welfare per tutt*!

Assemblea di Medicina in Mobilitazione


Venerdì, 28 Gennaio 2011 02:00

Sciopero generale 28 gennaio

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Abbiamo convocato lo sciopero generale dei metalmeccanici per il 28 gennaio; è una tappa fondamentale per la riconquista del Contratto Nazionale e la salvaguardia dei diritti nei luoghi di lavoro.
La scelta compiuta dalla Fiat alle Carrozzerie di Mirafiori e a Pomigliano D’Arco è un atto antisindacale, autoritario e antidemocratico senza precedenti nella storia delle relazioni sindacali del nostro paese dal dopoguerra.
È un attacco ai principi e ai valori della Costituzione Italiana e alla democrazia perché calpesta la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici di decidere a quale sindacato aderire per difendere collettivamente i propri diritti e di eleggere i propri rappresentanti in azienda. Chi non firma scompare e chi firma diventa un sindacato aziendale e corporativo guardiano delle scelte imposte dalla Fiat. Si annullano il Contratto Nazionale di Lavoro e peggiorano le condizioni di fabbrica, si aumenta lo sfruttamento e l’orario di lavoro, si lede ogni diritto di sciopero e si riduce la retribuzione a chi si ammala cancellando così in colpo solo anni di lotte e di conquiste.
Il ricatto di Marchionne è coerente con la distruzione della legislazione del lavoro in atto che vuol rendere tutti soli e precari; è la stessa logica regressiva messa in pratica dal Governo con l’attacco al diritto allo studio e alla ricerca attuato attraverso l’approvazione del DDL Gelmini e il taglio ai fondi per l’informazione e la cultura.
Si mettono così sotto scacco principi democratici di convivenza civile fondamentali.
La Fiom considera il lavoro un bene comune e per questo il 16 ottobre dopo il ricatto/referendum illegittimo imposto dalla Fiat a Pomigliano ha dato vita a una grande manifestazione, aperta a tutti coloro che sono impegnati nella difesa di diritti e libertà costituzionali inviolabili.
Lo sciopero generale proclamato per il 28 gennaio della categoria e le manifestazioni dopo il ricatto/referendum di Mirafiori hanno lo stesso obiettivo: come ha dimostrato l’introduzione delle deroghe nel Contratto Nazionale dei metalmeccanici firmato da Federmeccanica e le altre organizzazioni sindacali, quando si ledono diritti fondamentali la ferita non si circoscrive ma travolge progressivamente tutto il mondo del lavoro.
La Fiom è impegnata a sostenere il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro senza deroghe, a difendere la legalità, la democrazia e la libertà di rappresentanza sindacale, a combattere la precarietà e il dominio del mercato che divorano la vita delle persone e compromettono la coesione sociale e il futuro del paese.
Chiediamo a tutte le persone, le associazioni e i movimenti che condividono queste ragioni di sostenere la lotta dei metalmeccanici e di firmare questo nostro appello.


Sabato, 20 Marzo 2010 15:53

20 Marzo 2010 - Manifestazione nazionale a Roma

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20 Marzo 2010 - Manifestazione nazionale a Roma

Appello per la manifestazione

Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni

comuni, biodiversità e clima, per la democrazia

partecipativa

Insieme, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali e associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, abbiamo contrastato i processi di privatizzazione del servizio idrico portati avanti in questi anni dalle politiche governative e in tutti i territori.
Insieme abbiamo costituito il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua.

Mentre la nostra proposta di legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante l’indignazione generale, leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali (art. 23bis, integrato dall’ art. 15-decreto Ronchi).

Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.

La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa è il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale e proposte alternative.

Chiamiamo tutte e tutti ad una manifestazione nazionale a Roma sabato 20 marzo, per bloccare le politiche di privatizzazione della gestoione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme “L’acqua fuori dal mercato!”.

Nella nostra esperienza di movimenti per l’acqua, ci siamo sempre mossi con la consapevolezza che quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone.

La perdurante crisi economica, occupazionale, ambientale, alimentare e di democrazia, è la testimonianza dell’insostenibilità dell’attuale modello di produzione, consumi e vita.
Il recente fallimento del summit ONU di Copenaghen è solo l’ultimo esempio dell’inadeguatezza delle politiche liberiste e mercantili, incapaci di rispondere ai diritti e ai bisogni dell’umanità.

Se il mercato ha prodotto l’esasperazione delle diseguaglianze sociali, la cronicità della devastazione ambientale e climatica, la drammaticità di grandi migrazioni di massa, non può essere lo stesso mercato a porvi rimedio.

Analogamente alle battaglie sull’acqua, in questi anni e in moltissimi territori, sono nate decine di altre resistenze in difesa dei beni comuni.

Significative mobilitazioni popolari, capaci di proposte alternative nel segno della democrazia condivisa, stanno tenacemente contrastando la politica delle “grandi opere” devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare.

Rappresentano esperienze, culture e storie anche molto diverse fra loro, ma ugualmente accomunate dalla voglia di trasformare questo insostenibile modello sociale, difendendo i beni comuni contro la mercificazione, il lavoro contro la sua riduzione a costo, la salute contro tutte le nocività, i territori contro le devastazioni ambientali.

Chiamiamo tutte queste realtà a costruire assieme la manifestazione nazionale di sabato 20 marzo.

Ciascuna con la propria esperienza e specificità, ciascuna con la propria ricchezza e capacità.

Pensiamo che la manifestazione, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, ponga con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere e a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale.

Consapevoli delle nostre differenze, accomunati dal medesimo desiderio di un altro mondo possibile.

FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA

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